raccolto autunnale

raccolto autunnale

lunedì 22 dicembre 2014

Frittelle con le mele del Solstizio d'Inverno

Da qualche anno ho cominciato a considerare importante notare, e far notare alle mie figlie, come le feste tradizionali siano connesse con i passaggi di stagione. L'osservazione di cosa succede fuori e dentro di noi a seconda della durata delle giornate, del calore o meno, della diversa limpidezza delle notti, dà spessore e significato al nostro vivere giorno per giorno a bordo di questo straordinario pianeta Terra.

Consapevole che l'amore e i messaggi passano anche, e soprattutto, per la pancia mi sono chiesta cosa preparare di speciale per il Solstizio d'Inverno.

Sicuramente non poteva mancare la mela, frutto invernale e simbolo del desiderio che lasciandoci alle spalle il buio dell'Autunno non può che accompagnare i semi delle idee e delle volontà che il nuovo sole porterà a fiorire e a maturare.
Per ora però il sole è una piccola luce da apprezzare e coccolare in un mondo freddo (anche se ultimamente non abbastanza...) che riduce tutto all'essenziale, quindi non ci vedevo l'abbinamento con un pane ricco e sovrabbondante.
Ho pensato quindi a delle frittelle, anzi l'idea me l'ha fatta venire un'amica che non ha il forno, grazie Manuela :-)

Insomma ho preso 50 grammi di biga (pasta acida rinfrescata), ci ho aggiunto 100 grammi d'acqua tiepida, 30 grammi di malto di riso, un pizzico di sale e la farina che prendeva (all'incirca 300 gr) per arrivare ad un impasto morbido, come quello del pane.
Ho lasciato riposare per un'oretta, poi ho fatto le pieghe e ho lasciato riposare altri 30 minuti.
Con il mattarello ho steso l'impasto piuttosto sottile (dipende anche dall'elasticità della pasta, l'importante è che poi non si strappi con gli angoli dei pezzi di mela) in forma rettangolare (all'incirca 10 cm per 40), ci ho messo sopra 4-5 pezzettini di mela a distanze regolari, ho ripiegato la "sfoglia" sopra le mele e ho chiuso ogni pezzettino con la rondellina.
Ho fritto in olio di mais e cosparso le frittelle calde con sciroppo d'acero (ma credo che andrebbe bene anche dello zucchero a velo). Mi raccomando per la frittura niente olio di palma! (Come in nessuna altra preparazione alimentare e non, direi e se non sapete perché è ora che vi informiate http://www.wwf.it/news/?4262/insostenibilita-olio-di-palma).

Sono strepitose, temo che diventeranno una tradizione!

Che sia un giro di Ruota luminoso per tutti e che i semi piantati diventino Antichi Venerati, e portino saggezza nei cuori. Auguri a tutt* di un luminoso e felice Solstizio e che le feste che seguiranno vi riempiano di gioia.





domenica 21 settembre 2014

Si ricominciaaaaa!

Qualche settimana fa io e il mio ammaestratore di fiamme preferito ci siamo trovati davanti ad un forno, ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti: "E se si ricominciasse?" C'è stato un bel periodo, qualche anno fa, in cui facevamo il pane in un bel forno a legna ogni ultima domenica del mese e tante persone hanno imparato con noi a fare il pane a lievitazione naturale e a cuocerlo in un forno a legna. Ogni tanto ci capita di incontrarle e di commuoverci mentre ci raccontano di come ricordano con emozione quell'esperienza e delle evoluzioni successive della storia, ognuna diversa.
Insomma ci siamo detti: massì, ricominciamo e non abbiamo fatto in tempo a dirlo che già abbiamo due appuntamenti fissati.
- Domenica 19 Ottobre a Roccamalatina (MO);
- Sabato 13 Dicembre - Incisa in Valdarno (FI) evento FB https://www.facebook.com/events/654896414629397/?pnref=story.

E dal Gennaio? Per ora non abbiamo appuntamenti; ci basta un forno, uno spazio riscaldato, un tavolone e una decina di persone che abbiano voglia di mettere le mani in pasta. Chi fosse interessat* ad ospitarci mi scriva all'indirizzo info at circuitocorto.org.

E già che ci siamo, ecco il calendario dei tradizionali laboratori di autoproduzione dei regali di Natale dell'Associazione Circuito Corto (http://www.circuitocorto.org).

I laboratori si terranno a Incisa in Valdarno, ci si trova verso le 9,30, si pranza alle 13 (pranzo condiviso) e si continua nel pomeriggio fino all’incirca alle 17. E’ possibile partecipare anche solo la mattina o il pomeriggio previo avviso. Per la partecipazione è richiesto un contributo di Euro 10,00 oltre alla condivisione delle spese di materiali. NECESSARIA PRENOTAZIONE
 - Sabato 8 Novembre: sapone (evento FB https://www.facebook.com/events/1494220224178849/?pnref=story);
 - Domenica 16 Novembre: candele ad immersione (evento FB https://www.facebook.com/events/1587068221521306/?pnref=story);
 - Domenica 30 Novembre: feltro con lane locali (evento FB https://www.facebook.com/events/760223787347953/?pnref=story

Salute!

martedì 24 giugno 2014

Ma quanto è vecchia?

Sì, forse è la più vecchia.
Se possiamo chiamarla tecnologia, l'uso della pasta madre per fare il pane è una delle più antiche che ancora ci portiamo dietro con pochissime varianti.
Però mi ha colpito la domanda che in molt* mi hanno fatto in occasione dello spaccio presso il Terra Nuova Festival a Marina di Pietrasanta qualche settimana fa: "Ma questa pasta madre quanti anni ha?"
Ho sentito spesso altri appassionati di pasta madre decantare l'età vetusta della loro pasta madre e precisare anche la provenienza geografica come a volerne assicurare il lignaggio.
La cosa non mi ha mai convinto granché anche perché sono convinta che, nella lotta per la sopravvivenza (e in un certo senso anche per il predominio), i batteri autoctoni, già dopo qualche settimana, non potessero che avere la meglio sugli "stranieri".
Mi piace molto tenere presente che in quel pezzettino di impasto che mi porto dietro anche in posti improbabili ci sono migliaia di esserini piccoli ma vivaci che fanno parte (nel senso letterale del termine) della mia famiglia, del mio ambiente, dentro e fuori di me e di coloro a cui voglio bene (e di tutti quelli a cui capita di apprezzare il pane che faccio).
Se è vero che il 90% delle cellule che compongono il nostro organismo non sono umane (vedi questa interessantissima lettura http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2013/04/06SIH6005.PDF) e che "siamo una miscela perennemente variabile di microbi essenziali", se permettete, ai miei ci sono affezionata e non mi piace tanto l'idea di mescolarli con altri, per quanto siano nobili e anziani. Questo non vuol dire snobismo, la porto molto a spasso, con chi accompagnarsi lo sceglie da sola.
E poi, in generale, della nobiltà delle casate mi è sempre importato il giusto.
Ho inoltre le prove che i miei adorati batteri non sono solo nella pasta madre, sono ovunque nell'ambiente in cui vivo e infatti, tutte le volte che mi sono scordata di togliere il pezzettino di impasto per la volta successiva mi è bastato impastare un po' d'acqua e di farina sulla mia solita spianatoia (ma ho provato anche sul piano di marmo del tavolo di cucina appositamente pulito) per vederla "gonfiarsi" nel giro di pochi giorni, anche d'inverno.
E poi la conferma definitiva la ho avuta da Bruno Moro, uno degli "anziani" della pasta madre in Italia, uno di quelli che il pane con la pasta madre l'ha visto fare davvero e ha continuato a farlo quando nessun* lo faceva (ma proprio nessun*) e che tutti gli anni, a San Giovanni (cioè oggi) raccoglie all'alba la rugiada dalle foglie di cavolo e con quella fa ripartire una nuova pasta madre. Sicuramente a Preganziol per San Giovanni la rugiada c'è, ma qui non ce n'è nemmeno l'ombra (è qualche anno che provo senza risultato...) e allora faccio un'altra cosa altrettanto magica: l'acqua di San Giovanni, che si ottiene lasciando tutta la notte all'aperto una bacinella foglie e fiori di lavanda, iperico, mentuccia, ruta e rosmarino raccolti nella zona (qui qualche indicazioni più particolareggiata). Con quella faccio, sulla mia solita spianatoia, un impasto di acqua e farina pieno di speranze e aspirazioni per un nuovo anno di pani, panettoni, colombe, pizze, focacce e quant'altro la mia nuovissima e vecchissima pasta madre vorrà aiutarmi a creare.

venerdì 7 marzo 2014

La Sorellanza delle panificatrici rurali

Tutto cominciò chiacchierando con Dafne, della Casa del Cibo di Roma che mi buttò là la storia della Confraternita dei panificatori urbani (poi diventata Romana Confraternita della Pasta Madre) e io, che già ero un pezzo in là sulla strada delle rivendicazioni di genere sempre e comunque, risposi: "Bene, vorrà dire che io creerò una "Sorellanza delle panificatrici rurali".
Non ci furono sviluppi, anche perché il mio studio e approfondimento anche esperienziale sulle tematiche della femminilità (e se ne può vedere la ricaduta anche in questo blog qui) è andato molto avanti mentre quello sulla pasta madre si è adagiato nella goduria settimanale del pane fatto in casa, dei laboratori con i bambini della scuola delle mie figlie, nella condivisione a breve raggio.
Poi mi chiama la solita Dafne e vado a Roma la scorsa primavera per partecipare alla prima strepitosa Festa Romana della Pasta Madre. Dopo poco vado a Peccioli dove Rosario Floriddia (e Sonia) ha organizzato "Coltiviamo la biodiversità".
Splendidi i laboratori, imperdibili le conferenze, grandiosa, festante e di qualità la partecipazione ma... le donne dove sono? Le donne ci sono, poche, in primo piano, e tantissime nelle retrovie e fra il "pubblico", e tutto funziona alla perfezione. Tutto normale, tutto come in ogni altra situazione, in tutte le occasioni, dal lavoro alla politica, dall'associazionismo alla pubblica amministrazione. E allora?
E allora non lo vorrei diverso, non mi interessano le quote rosa, da anni lavoro su me stessa per scuotermi di dosso le aspettative altrui, un'immagine del desiderio di me che non è mia ma è prestata, è appiccicata, posticcia. Vorrei però che ci fosse un riconoscimento esplicito del valore dell'elemento squisitamente femminile in queste situazioni, anche nelle mani e nei cuori di chi femmina non è (o non sembra...). Ma cos'è questo fantomatico elemento?
Il primo indizio lo trovai leggendo un libro non nuovissimo composto da diversi saggi (Il femminile fra potenza e potere) che mi toccò profondamente nel momento in cui una delle autrici descriveva quello che secondo lei è il vero e cruciale apporto femminile ad un mondo finalmente diverso (e migliore?), come la capacità di abbandonare, finalmente, l'utopia di una scelta razionale per affidarsi, almeno in parte, all'intuito, all'affetto, all'emozione, a qualcosa che vada oltre il calcolo rischi/benefici. In una realtà composta da variabili difficilmente prevedibili al millimetro (e anche al metro) affidarsi alla sola razionalità rischia di essere totalmente insensato, di avere lo stesso valore (o forse meno) di tirare una moneta.
E' arrivato, credo, il momento di lasciare spazio (o di esplicitarlo), da parte di donne e uomini, a questo elemento imprevedibile, nell'ambito dell'autoproduzione del pane come anche di tutti quelli in cui si avrà voglia di far entrare aria nuova, di scombinare gli equilibri, di portare e celebrare un po' di sano irrazionale disordine.
Ecco perché avrei voglia di ritirare in ballo la Sorellanza, aprendola naturalmente a donne e uomini che hanno voglia di dare spazio e valorizzare la propria componente femminile ponendo pochi punti essenziali a cui è richiesta adesione cieca e assoluta:
1) il pane si impasta con le mani, il cuore, i piedi ben piantati a terra e la testa appesa al cielo per un filo sottile (le macchine del pane e le impastatrici le lasciamo a quell* che "non hanno tempo" e che "se non incorda butto via tutto");
2) è ammesso l'uso di ricetta e bilancia per le prime tre volte che si fa il pane, poi ci si affiderà alla propria capacità creativa, all'ispirazione, alla luna e al vento;
3) la pasta madre nasce per viaggiare, liberatela dalla vostra cucina, lasciatela correre in ogni occasione e verso tutte le mani che si aprono ad accoglierla, che vi sembrino meritarsela o meno; è un gesto di amore incondizionato, fa bene all'anima;
4) il valore W, il grado di ossidazione della farina, il livello di idratazione dell'impasto, le puntature, l'alveolatura non hanno a che fare con la vostra capacità creativa, abbandonateli per viaggiare liberi circondati da nuvole di farina "debole", antica, scura, imperfetta e vera;
5) il pane fatto con la vostra sorella pasta madre, acqua pulita e farina fresca e viva è perfetto, sempre e comunque.

Questo è il mio sogno di Sorellanza delle panificatrici rurali, che siano donne, uomini, urbani o rurali. Forse è un po' snob, forse è semplicemente selvatico e comunque è solo un sogno... per ora.